Racconti in versi? Poesie teatrali? Un romanzo per tele singole. Aboliti sfondi, panorami, tatuaggi che attualizzano giovani stanchi di banalità.
Una folata di bestemmiatori post Silicon-artifice.
Dialoghi straccioni che spazzano gerghi bavosi di algìe tristi e memorie trash-en-denti, a discolpa della vanità eterna.
Il futuro è di accattoni di market o di alimenti effloranti dal lavoro vivo delle mani che intrecciano terre.
La morale di voci a stormi migranti. E alfabeti volatili di particelle umane che collassano in onde divine.





