Ci sono libri che nascono da un lutto preciso. “Postumi” nasce da molti lutti sovrapposti – un padre, una zia, un maestro, un compagno politico, un campione – e dalla scoperta che ogni volta è la prima volta, che il dolore non si impara.
Federico Di Cicilia attraversa vent’anni di lingua privata in italiano e in dialetto napoletano-irpino, senza traduzione e senza scuse. La forma è controllata. Il dolore no.
“Postumi” è un libro che parla sottovoce. Ma non è un libro quieto.





