Il libro, certo, si occupa della formazione di un ipotetico alunno. Tuttavia, non c’è solo questo. Esso coinvolge anche tutti coloro ai quali deve stare a cuore la Scuola. L’alunno è chiamato a considerare l’esperienza scolastica come un momento fondamentale per crescere culturalmente e prepararsi alla vita. Scrive Platone che Socrate “insegnava ai suoi discepoli una nuova filosofia, quella nella quale si discute della vita degli uomini”.
Ecco, oggi, per dare dignità ai docenti e centralità alla Scuola, bisognerebbe accendere il riflettore su questo principio fondante di Socrate – filo rosso tra insegnamento e vita – e non considerare un’aula scolastica come il luogo dove i docenti parcheggiano i figli affinché i genitori possano lavorare e “produrre”. I docenti, al contrario, vanno considerati come gli interlocutori privilegiati per la loro formazione, in un periodo in cui c’è bisogno di più mani affinché la mano del giovane non diventi violenta. Insomma, bisogna stabilire che ciò che si produce per il mercato non “serve” più di quanto si coltiva nel silenzio di un’aula scolastica. In un periodo in cui la violenza è all’ordine del giorno, bisogna alzare l’asticella della cultura la quale, tanto per citare di nuovo Socrate, insegna che “l’unico male è fare il male!”.





