Un funzionario della Banca d’Italia, a Torino. Un direttore della banca Commerciale, a Milano. E ancora: un usuraio e il suo contabile, in un ufficio di via Dante. Quattro gole tagliate in pochi giorni, e sui giornali quattro storie separate: gli anarchici, una rapina finita male, un regolamento di conti nella malavita.
Andrea Giani è un avvocato mancato che per campare fa il galoppino di uno strozzino, ed è nel posto sbagliato la sera in cui comincia tutto. Tina Vallano insegna l’alfabeto agli operai della periferia di Torino e non ha nessuna intenzione di lasciare in galera l’amica che hanno arrestato al posto di qualcun altro. Si mettono a tirare lo stesso filo da capi opposti: dalle soffitte torinesi di Porta Palazzo ai palazzi della finanza di Milano, dai salotti dell’aristocrazia sabauda fino ai corridoi del potere di Roma capitale. E poi: un aristocratico vanesio, Giulio Ludovisi della Torre, che si accorge di avere sotto gli occhi qualcosa che gli converrebbe non vedere.
Nessuno li aspetta. Qualcuno, però, li segue: un uomo in grigio che sa dove trovarli.
Il paese che non si conosce è un romanzo sull’Italia di fine Ottocento, quella dei processi archiviati, degli scandali metabolizzati in fretta, dei ricatti incrociati che tengono in piedi lo Stato meglio delle leggi. Un paese dalla memoria corta, che si racconta una storia e ne vive un’altra.





