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copertina

L’apparato animale

Autore: Gualberto Alvino
Pubblicato nel 2015
Pagine 148
ISBN 978-88-6740-492-6

 

Archivio

 

 

Il Libro

Vincitore del “Premio Alessandro Tassoni” per la poesia, edizione 2015
Attualmente semifinalista al Premio Nazionale Elio Pagliarani 2015

come venendo in una luce senza scintillazione

Non c’è vita di ragno senza tela. E non c’è tela attiva senza ragno. Tela viva. Solo stracci di morte quando il centro è abbandonato. Non c’è via di uscire dal proprio tessuto. È l’eterno viaggio. Che dal centro si sposta ai confini della tela e dai confini al centro. In una oscillazione perenne. E c’è nelle oscillazioni un portare. Un cercare e ricercare. Una caccia. Traccia per traccia. E sottotraccia. Che diventa parossistica quando il ragno ha nome Gualberto. Allora è un ammassare prede. Un divorare ostaggi. Aspro e inesorabile. Apre ancora una prospettiva. La farsa dell’enciclopedia che si esprime nell’accumulazione tragica di oggetti. E di nomi. Di nomi come oggetti. E oggetti come nomi. E di nomi di oggetti. È il gesto di scrivere. Il movimento del dire. Del fare. Dell’indagare.

Dall’Introduzione di Giovanni Fontana

 

Rassegna stampa

“Alvino è un umanista nel senso letterale della parola: l’uomo o, per meglio dire, l’apparato animale così denominato, è oggetto privilegiato e pressoché unico della sua riflessione poetica.”
Fulvio Pauselli – Semicerchio
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“Per Alvino, la poesia è dunque – seguendo i guizzi ardimentosi di un Bataille preso sul serio ma non soltanto clonato come modello illustre o ricopiato come eroe del pensiero – esperienza sovrana dell’Io che ritrova sul corpo le stesse difficoltà che registra potentemente nella pagina scritta.”
Francesco Sasso – Retroguardia 2.0
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“Quello che Alvino fa qui è ricominciare daccapo, ripartire superando o lasciando alle spalle le contraddizioni non risolte, perché proprio questa è la soluzione. Egli getta la poesia oltre gli steccati della poetica e degli istituti stilistici e innalza la saussuriana parola, parole.”
Felice Paniconi – Samgha
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“Ricordiamoci quindi, dopo aver goduto della lettura del suo libro che impegna in ogni verso a fare i conti con la legittimità delle proprie convinzioni e la resistenza di certe proprie predilezioni figurali e ideologiche, di riaffermare contro l’ipocrita ondata a-ideologica che tenta da tempo di sommergerci negando· vilmente evidenza e coscienza, che in poesia nessuna bellezza può permettersi di andare esente da una Weltanschauung critica che ne sorregga la passione e l’intelligenza…”
Mario Lunetta – Le reti di Dedalus
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