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Il villaggio nella giungla

copertina

Il villaggio nella giungla

Amore e morte nella provincia orientale dell’Impero Britannico
Autore: Leonard Woolf
Pubblicato nel 2008
Pagine 288
ISBN 978-88-7371-414-9
€ 14

 

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Il Libro

Leonard Woolf scrisse “Il villaggio nella giungla” subito dopo il suo ritorno in Inghilterra dall’isola di Ceylon, l’attuale Sri Lanka. Il romanzo è una storia anti-imperialista che narra le vicende di Silindu, un indigeno eccentrico e un po’ lavativo che vive nel villaggio di Beddagama, sottomesso alle regole della Corona britannica. Quando il capo del suo villaggio pretende prendere in sposa una delle sue giovani figlie, Silindu lo uccide e per questo viene portato al cospetto di un uomo bianco, l’assistente governativo britannico, per essere processato.
L’indigeno viene condannato all’impiccagione secondo la legge dei colonizzatori, ma il lettore lascia il romanzo con la convinzione che abbia ucciso per proteggere l’onore proprio e della sua famiglia.
Il romanzo è popolato di diavoli cingalesi, spiriti e superstizioni tribali, che Woolf non apprezzava, ma attraverso le quali, calandosi con partecipazione nell’animo del personaggio, traccia un ritratto di Silindu e della cultura cingalese nel suo complesso e riconosce che per regnare su una colonia una potenza straniera ha il dovere di conoscerla e rispettarla.

 

Rassegna stampa

”[…] La storia narrata da Leonard sembra inserirsi direttamente fra quelle, più o meno coeve, di Kipling, Conrad e Forster, trovando una sua collocazione nel filone classico della letteratura coloniale inglese, ma è indubbio che Il villaggio nella giungla, pur toccando argomenti storico-etnologici rilevanti, si esaurisca nei dettagli descrittivi (usi e costumi dei cingalesi, pratiche religiose del luogo. pellegrinaggi ai templi buddisti, rapporti sociali fra il villaggio e la città) piuttosto che affrontare il reale problema dello sfruttamento dei colonizzatori. L’unico personaggio governativo, il giudice che si occupa delle accuse ingiuste ricevute da Silindu e Babun per intimorirli e obbligarli a ‘cedere’ Punchi, risulta sfuocato e troppo dedito a cure burocratiche marginali. Ciò non toglie che questo romanzo mostri notevoli pregi sul piano psicologico e lasci trasparire una sorta di fastidio sociale di Leonard per i ‘perdenti’ in generale che sottende qualche lieve coloritura anti-imperialista.”
Renzo S. Crivelli – Il Sole 24 Ore