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copertina

Da una lingua marginale

Autore: Mario Quattrucci
Pubblicato nel 2011
Pagine 192
ISBN 978-88-7371-776-8

 

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Il Libro

Ma io ti scrivo da qui da questa lingua marginale // da parole sbiadite consumate dall’uso – e forse ormai // prive di un senso // (quelle sillabe a forza raddrizzate) che non sia quello di chiederne ancora // (e come in un monologo ronzante senza fine) di chiederne a me // a te agli alberi alle tortore ai gatti e perfino // ai grilli del focolare // di chiederne il perché sapendo che nessuno // né oggi né domani le saprà decrittare…

Da una lingua marginale è libro di poesia civile e, come ogni libro di poesia civile, si spende tendenzialmente per una sua utilità e perciò appare dialettico, dialetticamente “didattico”… L’io subito si protende a recepire istanze collettive e così si fa rappresentante di un io collettivo, “diviene” un io pubblico e sociale: più che “sentire”, pensa e riflette e discute e argomenta. Sul ritmo di un verso che pertanto s’allunga e che dentro uno spazio metrico dilatato ma conchiuso collude con la prosa, l’io svolge un ruolo politico per una poesia che declina le proprie generalità politiche; ed esplora il nostro scontento, pesa storture ed errori, passività o inadempienze che gridano vendetta, e attacca, e si indigna, e ironizza, e sprizza sarcasmo o spande la malinconia di un sentore della fine che tutti ci riguarda, che tutte le coscienze dovrebbe interpellare prima che si faccia troppo tardi…
Da una lingua marginale sta nei luoghi della città, frequenta elettivamente quartieri e vie di Roma (e ne sbalza immagini come di un viaggio avvertito e dolente, le cui stazioni sono anche parte di una mappa mentale, tra materia e memoria), non soltanto – quel che è evidente – in conseguenza della biografia dell’autore, ma pure e soprattutto perché una poesia civile, “cittadina del mondo catenata” come la dichiarava Rebora, non può che abitare la polis e venire a contatto con la sua dimensione pubblica, oggettivarsi in essa aprendo al plurale e oggettivando l’io, interagire con la sua realtà pluridiramata che si mostra e si legge in modo perspicuo su di una superficie e in una trama di esistenze urbane…
(Dalla introduzione di Marcello Carlino)