Il concorso
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Il delitto di Capodanno
La notte del 31 dicembre di un anno come tanti, nel direttissimo per Mediamar, la noia di Elettra incontrò gli occhi blu di Kon-Tiki. “Viaggia da solo?” esordì con voce maliziosa. “Sono in viaggio con Tolstoj” rispose il giovane mostrando il libro che aveva con sé: “Una storia di doppi e doppiette”. “Mediamar è una strana meta per un intellettuale”. Kon rise. “Ascolti la mia storia: nacqui in un piccolo e primitivo villaggio; unico della mia tribù ad avere pelle scura e occhi chiari, venni riconosciuto come un figlio del sole e ne divenni re. Sentii parlare dell’Arte e fuggii in Europa. Potrei raccontarle le mie impressioni italiane, inglesi e francesi e sentirebbe il medesimo resoconto: vagai tra i vicoli di Roma, i bordelli di Londra e i cafè di Parigi e ovunque andassi mi sentivo come un asino in Arcadia, un somaro incapace di trovare l’Arte nelle terre della Poesia. Non conobbi mai artisti, solo persone in cerca di occupazione; ed una notte a Parigi, nudo davanti allo specchio della mia camera, trovai a chiedermi:“Hannibal the Cannibal c’est moi?”.
Elettra rise di gusto. “E mi dica, mio re dagli occhi belli, che tipo di arte pensa di trovare a Mediamar?” “L’albero di acacia di fronte alla mia capanna e la conga con Fidel, mio fratello”.
Il volto di Elettra si bagnò di lacrime improvvise. “Ora tocca a lei raccontarmi la sua storia” “Nacqui in una grande città, passai la vita tra amori effimeri, morii su un treno una notte di capodanno uccisa dalla pietà di uno sconosciuto.”