Libri Rossi

Fabio Baldassarri

Ilio Barontini

Fuoriuscito, internazionalista e partigiano

pagine 208
euro 13,00
genere: Storia
pubblicato: 2013
ISBN 978-88-6740-214-4


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Il libro

Ilio Barontini è stato un antifascista che fu costretto, quasi subito, a fuggire all’estero. Ha avuto un’esistenza che per molti fuoriusciti solo una “fede” poteva rendere accettabile. Eppure la figura di questo terzinternazionalista non fu mai quella del sacerdote rosso. La sua azione, in Spagna a combattere la guerra civile, o in Etiopia a portare avanti un’azione che aveva il sapore della disperazione, così come in Urss dove era facile il sospetto, sarà sempre una figura problematica, uno che spesso fa di testa sua. Durante la Resistenza organizzò, diresse e istruì i franc tireurs nella Francia Meridionale e i gappisti in Alta Italia. Conosciuto come Dario, fu comandante partigiano nell’Emilia Romagna. Alla fine della guerra, per i suoi meriti indiscussi, fu decorato tanto dall’Unione Sovietica che dagli Stati Uniti.
Fabio Baldassarri

Rassegna stampa

“Ma come possono fare, i piccoli e i medi, a caricarsi di costosi e incerti contenziosi giudiziari? Leggete, allora, cosa succede a un autore come me che ha avuto la ventura di scrivere un libro che, nel suo genere, ha avuto un buon riscontro.”
AlgaNews
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“Riedizione arricchita del precedente volumetto uscito nel 2001, è la biografia avventurosa ed epica di un dirigente, figura di spicco del comunismo internazionale, accomunata a due miti nell’immaginario popolare otto-novecentesco: Garibaldi e Che Guevara.”
Recensioni.net
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“Dario” nelle pagine e nei canti di lotta” (brani tratti da un articolo di Roberto Riu pubblicati sul quotidiano IL TIRRENO in data 19.06.2013)

La figura di Ilio Barontini è stata rievocata ieri alla Bottega del Caffè (v.le Caprera – Livorno) durante l’inaugurazione della mostra iconografica realizzata da Antonio Brugnoli intitolata al “comandante Dario”.
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L’occasione era offerta dalla presentazione del libro “Ilio Barontini, fuoriuscito, internazionalista e partigiano” scritto da Fabio Baldassarri e pubblicato da Robin Edizioni.
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L’iniziativa è stata preceduta dal coro diretto da Pardo Fornaciari che ha riproposto alla folta platea alcuni famosi canti partigiani, da “Bella ciao” a “Fischia il vento” etc.
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Roberto Riu · 19 giugno 13

Articolo pubblicato sul quotidiano IL TIRRENO (pag. 37) del 21 giugno 2013.

Titolo:
La storia partigiana di Ilio Barontini

Testo:
Nato a Cecina nel 1890 Ilio Barontini, futuro capo partigiano, proveniva da una famiglia contadina che si trasferì a Livorno dove suo padre, Turildo, assunse la direzione di una fabbrica di pipe posseduta dalla famiglia tedesca Wassmuth. Ed è con l’arrivo a Livorno che il giovane Ilio avvia la sua attività politica che, all’insegna dell’antifascismo, lo porterà lungamente a combattere all’estero (alcuni sostengono persino contro l’occupazione giapponese in Manciuria) e poi in Italia durante la Resistenza.
Alla Bottega del Caffè, nell’ambito delle iniziative collaterali alla ormai tradizionale gara remiera a lui intitolata, è stato appunto presentato il libro “Ilio Barontini, fuoriuscito, internazionalista e partigiano”, edito da Robin Edizioni e scritto da Fabio Baldassarri che con questa opera ha voluto riprendere ed integrare un suo precedente volume dedicato al “Comandante Dario”. Nel libro, che si avvale anche di un’appendice fotografica e di un’ampia bibliografia, si rievoca l’adesione di Barontini al Partito Comunista, sorto a Livorno nel 1921, e l’avvento del fascismo che lo porterà all’esilio in Francia e in Unione Sovietica. Parteciperà quindi, nelle file repubblicane, alla Guerra civile spagnola (comandante del Battaglione Garibaldi quando fascisti e franchisti furono sconfitti a Guadalajara), mentre in Etiopia Barontini affiancherà i partigiani abissini contro l’occupazione voluta dal regime fascista italiano.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo vedrà contro i nazisti nei maquis in Francia, per poi tornare in Italia dove organizzerà i gap (gruppi di azione patriottica) e parteciperà alla Resistenza nelle Brigate Garibaldi segnalandosi, fra l’altro, per la vittoriosa battaglia di Porta Lame contro le SS e le Brigate Nere.
Per la sua attività fu insignito dagli americani della Bronze Star Medal e dai sovietici dell’Ordine della Stella Rossa. Padre costituente ed eletto senatore nelle file del PCI, morì in un inquietante incidente stradale presso Scandicci nel 1951.

Redazionale · 21 giugno 13

http://www.stileliberonews.org/ilio-barontini-internazionalista-e-partigiano/

Pino Bertelli · 23 giugno 13

http://francosotgiu1.blogspot.it/ venerdì 28 giugno 2013
Ilio Barontini, profugo, internazionalista, partigiano

Se fosse vissuto negli USA, sicuramente sarebbe stato, anche suo malgrado, l’eroe in decine di films prodotti dall’industria hollywoodiana. Essendo semplicemente un cittadino italiano per di più comunista, è rimasto nella memoria di pochissima gente, forse anche di pochissimi suoi concittadini. Mi ricordavo di Ilio Barontini per aver visto, quando ero un ragazzino, un manifesto del PCI: un italiano schierato, con gli etiopi aggrediti, contro i fascisti italiani colonialisti aggressori. Ho sempre voluto approfondire la conoscenza della sua figura e delle sue esperienze fatte nei campi di battaglia di mezzo mondo. Purtroppo, Barontini non ha lasciato testimonianze scritte, la sua vita è stata stroncata prematuramente in un incidente stradale …
… Il giornalista e scrittore Fabio Baldassarri su Ilio Barontini ha scritto due libri biografici: “Ilio Barontini: un garibaldino nel ‘900” (Teti 2001), e il recentissimo “Ilio Barontini fuoriuscito, internazionalista e partigiano” (Robin 2013).

Franco Sotgiu · 2 luglio 13

RECENSIONE DEL LIBRO DI FABIO BALDASSARRI
SU ILIO BARONTINI EDIZIONE 2013

A distanza di dodici anni Fabio Baldassarri presenta una seconda edizione del suo libro sulla straordinaria figura di Ilio Barontini, che questa volta definisce “Fuoriuscito, internazionalista e partigiano”. Una rilettura, con nuovi particolari, di questo vulcanico ed insolito “comunista”, per completare una prima stesura che forse, nel 2001, era stata data alle stampe con la fretta di festeggiare in tempo il 50° anniversario della scomparsa di questo impetuoso personaggio. Ma se la necessità di completare l’opera risulta la motivazione, per così dire ufficiale, di una seconda stesura, un lettore che avesse anche qualche conoscenza in più del vissuto di Fabio e della sua maniera pensare e vivere la politica, potrebbe essere tentato di percorrere un’ulteriore chiave di lettura. In questo senso la rivisitazione dell’opera potrebbe anche far pensare che, in un momento in cui alcuni valori irrinunciabili che hanno fatto parte del Dna politico e civile di Barontini e che oggi non appaiono sempre ben interiorizzati e professati negli ambienti dove si dovrebbero dare per scontati, Baldassarri nel rimarcare certi tratti del pensiero del “fuoriuscito livornese” ed in particolare del suo modo di rapportarsi con gli altri per il raggiungimento del Bene Comune, abbia voluto indicare, senza un richiamo diretto, l’importanza di certi valori e percorsi attraverso i quali il mondo della sinistra e del suo maggiore partito, potrebbe risolvere questioni che, di questi tempi, risultano spesso complicate nelle soluzioni. (Renato Quilici)

Renato Quilici (Radio Piombino) · 17 luglio 13

Venerdì 25 e sabato 26 ottobre Robin Edizioni sarà presente, con “ILIO BARONTINI Fuoriuscito, internazionalista e partigiano”, alla V edizione de “Il volume delle democrazia – Giornate del libro politico a Montecitorio”. La rassegna sarà inaugurata dalla Presidente Laura Boldrini venerdì alle 10,30 presso la Sala della Regina che ospiterà l’esposizione libraria. Ingresso libero da Piazza Montecitorio il 25 Ottobre dalle 11 alle 20 (ultimo ingresso ore 19,30) e il 26 Ottobre dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso ore 19,30).

fabio baldassarri · 24 ottobre 13

42/PATRIA INDIPENDENTE/MAGGIO 2014 (rivista ufficiale dell’A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)

L’INCREDIBILE VITA DI UN EROE LEGGENDARIO
Recensione del senatore Gianfranco Pagliarulo

Il 22 gennaio 1951 a causa di un incidente stradale scomparivano Otello Frangioni, Leonardo Leonardi e Ilio Barontini: segretario della federazione del Pci di Livorno conosciuto anche come Barone, alias Fanti, alias Paulus, alias André Heberg, alias Giobbe, alias generale Dario.
Giuseppe Di Vittorio, che lo aveva ben conosciuto in Spagna durante la guerra civile e aveva con lui mantenuto i rapporti quando Barontini si recò in Etiopia, in Italia e in Francia, lo ricordò con queste parole: “Quando la vita e le lotte di Ilio Barontini saranno conosciute appieno, egli apparirà a tutti nella sua veste di eroe leggendario”.
A distanza di più di sessant’anni questa profezia non si è avverata. La figura di Barontini è relativamente nota agli storici del movimento operaio, del fascismo e dell’antifascismo, a un certo numero di militanti, oltre che – naturalmente – ai toscani e in particolare ai livornesi. Nativo di Cecina, Ilio fu di fatto cittadino di Livorno. Ma questa figura è ancora poco conosciuta dal grande pubblico, compreso quello democratico e di sinistra. Eppure l’intero Paese ha un debito di riconoscenza verso uno dei principali artefici della guerra di guerriglia contro il nazifascismo per liberare l’Italia dall’occupazione tedesca.
Il bel volume di Fabio Baldassarri (Robin Edizioni, 2013), a integrazione e compimento di una sua biografia pubblicata per Teti nel 2001, è un tributo per onorare sia pur parzialmente questo debito. Nelle pagine si ripercorre passo dopo passo l’incredibile vita del “fuoriuscito, internazionalista e partigiano”, un romanzo di avventure e di scelte ideali, di sacrifici e di umanità del tutto fuori del comune: comandante dei garibaldini a Guadalajara, combattente in mille battaglie a difesa della repubblica spagnola, istruttore dei guerriglieri abissini contro l’occupazione coloniale fascista in Etiopia (al punto che alcuni affermano che fu nominato vice imperatore da Hailé Selassié), organizzatore dei Franc Tireurs nella Francia occupata dai nazisti, anima dei Gap in Italia, vittorioso nella storica battaglia di Porta Lame a Bologna, dove 300 uomini del 7° Gap sconfissero 1500 nazifascisti. E si dice che abbia fatto anche pratica di guerriglia a fianco dei cinesi nella Manciuria occupata dai giapponesi nel 1931. Tanto per presentarlo a chi non lo conosce ancora.
Eppure – si evince dalla lettura – sarebbe riduttivo immaginare questo Garibaldi del Novecento, o, se si vuole, questo Che ante litteram, solo come un uomo d’armi. Era senza dubbio un comandante (e che comandante!) guerrigliero, decorato – fra l’altro – sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Sovietica. Ma fu in primo luogo uomo del popolo nel popolo, militante e dirigente politico, seppur con una nota speciale: disciplinato e rigoroso, ma insofferente davanti alla leggerezza o alla superficialità di chi ricopriva incarichi superiori, come attesta un episodio avvenuto durante la guerra di Spagna e riportato nelle pagine del volume. Questo suo “rigore ribelle” si sposava – pare di capire – con un’intelligenza assolutamente inusuale, una rara socievolezza, una spiccata simpatia e una coinvolgente umanità.
Colpisce leggere la sua lettera inviata dalla Spagna alla moglie di un volontario, disperso, delle truppe di Mussolini a sostegno di Francisco Franco. Nella lettera Barontini esprime alla signora “la nostra fraterna comprensione e il nostro ardente augurio che niente di irreparabile sia successo a suo marito”, perché “come antifascisti ogni sofferenza dei figli del popolo ci commuove profondamente; come italiani ci sentiamo profondamente attaccati a tutte le sofferenze del nostro nobile popolo”.
Ilio Barontini era questo composito insieme di umanità, versatilità, dedizione e determinazione. Il tutto, come osserva Baldassarri, “con gusto tutto labronico per la battuta”, in buona compagnia – si potrebbe aggiungere – di un ampio stuolo di livornesi che, dalla difesa della repubblica spagnola alla liberazione dell’Italia, hanno incarnato la natura laica e internazionalista della città e dato lustro al nostro Paese: “Barontini possedeva quell’anima popolare che in una città come Livorno – sviluppatasi fra il Cinquecento e il Seicento accogliendo ebrei, fuggiaschi e perseguitati di ogni dove, in base alle leggi livornine – se è poco incline alla disciplina e all’obbedienza, non lo è quasi mai rispetto alle esigenze di equità e giustizia”.
Cosa rimane al termine di una lettura per molti aspetti singolare, indubbiamente affascinante, perché nel racconto di una vita narra di un’intera epoca storica e – si direbbe oggi – dello spaccato geopolitico di più di un continente? Rimane un problema: come non disperdere nell’oblio un percorso di vita unico e, più in generale, l’esperienza di una generazione che, ad altissimo prezzo, riscattò l’Italia.
In altre parole, come “costruire un monumento”, cioè dar vita a una durevole memoria istituzionale e popolare di Ilio Barontini, compiendo così la profezia di Di Vittorio che, a epigrafe della vita e delle lotte di Barontini, lo definì appunto “eroe leggendario”.

Gianfranco Pagliarulo · 11 giugno 14