Per l’autore, da bambino, il viaggio significava distacco, perché quasi sempre era il momento in cui persone care lo intraprendevano alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Erano altri tempi e le notizie su di loro si diradavano, per cui egli sopperiva a questa carenza grazie a una fervida immaginazione, che gli permetteva di romanzare rinnovate realtà in luoghi quasi fatati.
Nel corso del tempo, per motivi soprattutto professionali, ha a sua volta potuto vedere cose nuove, fino a quando, ormai sposato, partendo in una occasione da solo, ha sentito il bisogno di fissare sulla carta le proprie sensazioni per consentire alla moglie di condividere i suoi pensieri.
È stata questa la genesi di un volume che propone l’eterna metafora del viaggio come conoscenza, sia pure spicciola, dove, per non appesantire troppo la trattazione, è stato dato alla scrittura un tono semiserio.
Le composizioni che intervallano i vari viaggi rappresentano un personale percorso umano e contribuiscono, perciò, a completare il quadro di una comune esistenza.
Tutto l’insieme tende a suscitare un attimo di riflessione, regalando, nel contempo, un sorriso al lettore.





