Siamo alla fine del 1800. È un’epoca difficile per le donne (se mai ce ne fossero state di facili!). Mentre sullo sfondo si delineano i costi umani della Seconda Rivoluzione Industriale, con il suo carico di sfruttamento ai danni dei più poveri, fra i vagiti del nascente Movimento femminista, emerge la figura di una giovane scienziata, fra le prime laureate in Medicina in Italia, che lotta per l’emancipazione delle donne e per il loro diritto allo studio, inteso come unica via di riscatto e promozione. Ma, dietro l’immagine pubblica della sua fama, dall’Europa all’America, la protagonista nasconde un dramma profondo e devastante.
A quale prezzo deve pagare il suo successo?
Giudice è sempre il dolore e la sua storia ne è piena.
La scelta a cui è costretta Maria arriva a toccare le corde profonde di ogni donna nella sua esperienza di maternità e ne indaga l’intima essenza, quando essa è espressione di una libera scelta o condizione imposta, al di là dell’appartenenza generazionale.
È la storia di una donna che sa di aver commesso un grave errore e vorrebbe emendare il suo passato. Ma la relazione con un figlio non si improvvisa, perché l’amore è un lungo tirocinio e non s’impara in alcun libro.





