Rubriche  »  Viaggi di penna

Il viaggio è sempre stato frequentato da grandi scrittori. I più illuminati hanno saputo trasformare la sua essenza in parole che oltrepassano la forma di semplice reportage e ne fanno un percorso denso di suggestioni più profonde. Questa rubrica offre minuscoli assaggi di itinerari compiuti da autori notissimi, a formare idealmente un tracciato che “unendo i puntini” sappia creare nuovi luoghi ubicati, talvolta, nella nostra fantasia.


Rimbaud e la macchina del tempo

di Lilli Monfregola

Il tempo… come si percepisce il tempo quando si viaggia? Ha lo stesso scorrere delle lancette sui quadranti? Si sente lo stesso lacerante scorrere dei secondi e dei minuti e la stessa patetica sensazione d’incapacità a fermarle? Oppure è una lunga, coinvolgente, ipnotica discesa verso il misterioso quadrante del “tempo sospeso”? Il corpo e la mente si rinnovano, non sono più sottoposti a quella specie di strappo del tessuto muscolare a causa della irreversibilità degli eventi. Scompaiono lo stress, le (eventuali) lacerazioni d’amore, le rughe… In quell’attimo compreso tra la partenza e il ritorno si vivono momenti quasi eterni.

Forse pensava di trovarlo anche il tormentato, disilluso Rimbaud nel suo periodo africano, almeno non dopo il suo arrivo ad Harar, in Etiopia. Sì, perché dopo, l’agonia del tempo si è ripresentata, tale e quale a prima, contravvenendo alla regola del viaggiatore che vuole, appunto, un tempo dilatato e sognante.
Il bellissimo, crudele, infernale, puro, estatico, geniale e ribelle poeta francese, per la seconda volta, si ritrovò vinto dai macigni della realtà. Lo raggiunsero persino lì, in Africa, nel suo viaggio memorabile in cui aveva rinnegato tutto, persino la poesia, forse per ritrovare un se stesso che non era più nemmeno “L’io è un altro”.
Si legge questo nelle sue “Lettere dall’Africa”, nel suadente, esotico libro con illustrazioni di Ugo Pratt, edito dalla casa editrice Nuages di Milano:

...“Ma chi può sapere quanto dureranno i miei giorni fra queste montagne? E posso anche sparire, in mezzo a queste tribù, senza che nessuno ne sappia niente”…

Rimbaud trovò un altro abisso, dopo l’abisso della sua Saison en enfer, dopo Verlaine, dopo la sua burbera famiglia natale, dopo il perbenismo, dopo i colori delle lettere e qui, in quest’altro viaggio, trovò un altro tempo, un altro abisso. Più largo, amaro, nero e soffocante del tempo vissuto dai suoi amici mercanti, dagli indigeni stessi, dal giorno e dalla notte a qualunque latitudine terrestre.
Il tempo di Rimbaud viaggiatore… Magnetico e crudele come il suo poeta. Eppure, per un po’, lui riuscì a manipolarlo, unico esempio di macchina umana capace di fermarlo e regolamentarlo secondo i suoi umori:

Harar, 6 maggio 1883
Rimbaud alla famiglia

… “Mi parlate delle notizie politiche. Se sapete quanto mi è indifferente tutto questo! Da più di due anni non ho aperto un giornale. Ormai, queste discussioni mi sono incomprensibili. Come i mussulmani, so che succede quel che succede, ed è tutto.” …

C’è solo una cosa che a noi lettori viaggiatori tra i viaggi dell’arte e dello spirito può salvarci dallo sprofondare in quest’abisso trasognato e disperato, ed è lo scoprire l’ultimo istante prima dell’arrivo, in questo caso l’ultima lettera di Rimbaud, l’approdo, l’oblio, dopo la partenza esasperata, l’abbrivio, prima del ritorno del tempo conosciuto, dei secondi, dei minuti, delle ore… Cosa scrisse Rimbaud, quando aveva un ginocchio in cancrena, che cosa scrisse qualche giorno prima della morte, cosa passa nella testa di un uomo morente?
Leggiamo…

Aden, 30 aprile
Rimbaud alla madre.

“…Ho voglia di farmi portare fino a un piroscafo e venire a farmi curare in Francia, il viaggio mi aiuterebbe a far passare un po’ il tempo. In Francia, le cure mediche e le medicine sono a buon prezzo, e l’aria è buona. Dunque è assai probabile che io venga. I piroscafi per la Francia, in questo momento, sono purtroppo sempre pieni, perché in questo periodo dell’anno tutti rientrano dalle colonie. E sono un povero infermo che occorre trasportare con grandi precauzioni! Insomma prenderò una decisione entro otto giorni.
Ma non spaventatevi troppo per tutto questo, giorni migliori verranno. Però che triste ricompensa, a tanto lavoro, a tante privazioni e fatiche! Poveri noi! Quant’è miserabile la nostra vita!
Vi saluto di cuore.
Rimbaud

p.s. quanto alle calze, sono inutili. Le rivenderò a qualcuno.”

Funziona proprio così… Quando la macchina si inceppa torna la normalità. La speranza, forse.