VinciRobin

Il concorso

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Vincitrice newsletter del 23 dicembre 2015

 

Nonostante il vestito leggero, Imma – sì, con la I come India – già sentiva le prime gocce di sudore scenderle lungo la schiena; il ciclo africano – così lo chiamavano al tg – sarebbe durato fino a martedì e i pescatori del lago dicevano che quella era la vendetta della natura e la grande moria di pesci li avrebbe rovinati tutti.

Il dono di nozze era più leggero di una piuma, lo prese ed uscì come un guerriero che varca le porte dell’arena, persino il vento addosso le sembrava bollente mentre chiudeva il cancello.

Imma e Christian si erano amati nell’età bella dell’adolescenza, di quell’amore che capita una volta sola nella vita, uno scambio di anime che quando finisce ti lascia solo con il cuore strappato. Lui le aveva insegnato i nomi delle stelle, come Sirio e Epsilon Eridani, e insieme avevano scoperto il segreto di Julia. Durante la loro ultima estate, sulla barca nel mezzo del lago, Christian le aveva detto fissandola negli occhi: “Rema con me. Per sempre.”

E invece ora si trovava al suo matrimonio, lui era vestito di un abito argentato che lo faceva sembrare il boscaiolo di latta del mago di Oz, cercò di non guardarlo mentre Katia le indicava il suo posto “I tavoli per i single sono il numero due e tre” e poi aggiunse con una strizzata d’occhio: “i numeri dell’amore!” Si sedette al numero due, voleva stare il più lontano possibile dall’avvocato Cosser, non faceva altro che parlare dell’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato.

Qualche ora dopo, di fronte al buffet dei dolci, Imma si portò alla bocca il boero e il senso delle cose le si rivelò: doveva smettere di illudersi, anche se indossava delle scarpe rosse quello non era il ciclo del mago di Oz, e sbattendole i suoi desideri non si sarebbero esauditi.

Il chiasso aumentava sempre di più, stralci di conversazione giungevano da ogni parte:

Gli americani ci fregano, noi stiamo qui a far niente e quelli si fanno le bombe nucleari!”

“Eccomi, scusate il ritardo.”

“Non ti sei perso niente, Prati.”

“Il romanesco nel giallo contemporaneo è decisamente sottovalutato…”

Tutti parlavano ed Imma stava in silenzio, il silenzio dei lombrichi.