VinciRobin

Il concorso

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Vincitrice Newsletter del 23 dicembre 2010

 

Quando i suoi capelli cominciarono ad assumere una vistosa colorazione grigio cenere, Casanova stabilì che era giunta per lui l’ora di accasarsi, con una signorina buona, bella, brava e bionda, naturalmente*, e che avesse ogni cosa al posto giusto. Dopo aver passato in rassegna le fotografie delle zitelle ancora piacenti della città, inviò, alle sette donzelle di suo maggior gradimento, una rosa nera e un messaggio in codice: “Più nera la mora… più dolce il frutto. 17”: appuntamento alle 17 nel sentiero delle more, in giorni successivi per un’intera settimana. Il giorno dell’incontro con l’ultima delle zitelle, su cui Casanova riponeva le maggiori speranze, sia per lo charme ancora intatto della biondina stagionata che per il cospicuo patrimonio in suo possesso, si presentò, con incedere esitante e intimidito, un esserino che perfino agli occhi di San Lorenzo non sarebbe sembrato più avvenente di un tasso in controluce. Ma le forze oscure che muovono i fili del cuore (o del portafogli) sono incontrollabili e così, dopo aver meditato l’esodo alla vista della poverina, Casanova si convinse che la scala per il cielo è costellata di trappole e tradimenti, e che per meritarsi l’erba del paradiso bisogna curare il giardino della ragione, e non solo quello degli istinti. Cominciò così un pressante corteggiamento fatto di incontri sui prati, durante i quali echeggiavano racconti sparsi nel tempo, gli scritti segreti di Casanova risalenti al periodo della sua prigionia e divagazioni sulla felicità. La zitella capitolò di fronte alle insistenze del suo devoto corteggiatore e dopo appena un mese si celebrò il matrimonio. La prima notte di nozze, la sposa attese trepidante che Casanova passasse a prenderla per partire assieme alla volta di Burano. Quando la carrozza arrivò, al suo interno vi trovò soltanto una nota che, facendola precipitare dalla collina dell’illusione su cui era stata beffardamente guidata, recitava “L’amore è un topo strabico. Mi ricorderò di te ogni volta che ne vedrò uno.” Intanto, sulla scia di Ulisse, Casanova solcava il Mediterraneo con un baule pieno di gioielli trafugati alla novella sposina. Con tutto quel bronzo e l’esilio davanti a sé, non poteva immaginare che quel prezioso fardello avrebbe segnato nella sua esistenza un nuovo capitolo, conosciuto ai più come “Giacomo Casanova e la maledizione dell’anello di ametista”.