VinciRobin

Il concorso

A chi manderà il racconto breve (max 20 righe) contenente al suo interno tutti i titoli dei libri annunciati nella nostra newsletter, e che risulterà essere il preferito dalla redazione, invieremo una copia di ognuno dei suddetti libri (tutte le spese sono a nostro carico).

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Vincitrice newsletter del 18 dicembre 2016

 

Ho una storia da raccontare. Quando partii l’ultima volta sembrava un viaggio di piacere. In realtà stavo ripercorrendo le tappe più importanti della mia vita con Riff, soprannominato Lecce Homo per via delle sue origini pugliesi. Avevo incontrato un gruppo chiamato “Sport e mistificazione”, dagli alti obiettivi etici, ma sembravamo piuttosto alieni in safari riuniti per il congresso delle scimmie. Insomma, l’atmosfera non era per nulla coinvolgente. Mentre attraversavo il regno di nessuno e la bella Alessandra, seduta dietro di me accanto a suo figlio Motya, esclamava al telefono: “Il caso di Roccaventosa! Ispettore Colantuono, il caso non è tuo!”, io pensavo ai fatti miei. “Come c…. faccio a farmi pubblicare le lettere aperte ai Surrealisti tradotte alla perfezione nell’ultimo anno?”. La comparsa in casa editrice dell’ultimo raìs non aveva certo facilitato i miei rapporti interni. La nuova sortita del cavaliere errante non avrebbe fatto passare neanche la pubblicazione di Moby Dick!
Ad un tratto ci fu un’esplosione che distrusse tutto. Ancora oggi, in sogno, vedo il bambino che torna da lontano, le ferite invisibili, ormai, sulle ginocchia. E il motivo lo sa il cielo. Cosa ci fa qui?! Ormai sono stanca morta: gioco, giocattoli, robot e macchine umane non fanno più per me, ma devo andare avanti E quindi, Niente panico, ragazzi!
Motya oggi è mio figlio adottivo. Si avvicina e come al solito dice: “Raccontami la mia storia”. Preferirei svelargli il segreto di Santa Cecilia, piuttosto. Sembra facile narrare la storia di un bambino di Capo Verde di appena otto anni, ma ripercorrere la trenobiografia che mi portò lì, tra Scilla e Cariddi; rivedere gli occhi di Cécile e sentire di nuovo il rumore di ossa rotte è troppo anche per me. La posta in gioco è alta perché chi ama non dimentica. Lo guardo ancora un momento e poi lo bacio sulla fronte. Per stasera non avrà i miei ricordi: “Abbi fortuna e dormi”, gli dico. “Sogna la Magia di Oz o I giardini di Pfaffenthal e cresci felice”.