VinciRobin

Il concorso

A chi manderà il racconto breve (max 20 righe) contenente al suo interno tutti i titoli dei libri annunciati nella nostra newsletter, e che risulterà essere il preferito dalla redazione, invieremo una copia di ognuno dei suddetti libri (tutte le spese sono a nostro carico).

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Vincitrice newsletter 07/08

 

“Era solo uno sguardo!”, gridò imbarazzato il libraio di viale Mazzini. Quel ceffone improvviso, così risoluto e femminile, era stato il contatto più intimo che avesse mai avuto con una donna. “Neanche avessi peccato di lesa maestà! Prima mostrano il seno e poi si offendono se qualcuno ci butta un occhio!”, brontolò aspro. “Ma come diavolo m’è venuto in mente?! Qualcosa non ha funzionato, di solito non sono così stupidamente impulsiva!”, pensò nel contempo Sara, la picchiatrice, uscendo frettolosamente dal negozio. Da circa due anni trascorreva la sua pausa pranzo in quella piccola stanza polverosa, regno arcaico di chi insegue favole di libertà e segreti di famiglia, di chi preferisce la compagnia silenziosa dei libri al folle frastuono del mondo; aveva sfogliato testi d’ogni genere: da “Guida galattica dei gourmet” a “Elogio della carezza”, un volumetto che le aveva ricordato da quanto tempo nessuno sfiorava il suo viso. Ma il folle frastuono non era il solo motivo che la spingeva a varcare la soglia di quel mondo dietro il mondo: il segretario dello squallido libraio, un giovane fumatore accanito, era il senso del suo pellegrinaggio quotidiano. Lo amava d’un amore ruvido e magico, lisciava il contorno di quei libri immaginando di percorrere con le dita il perimetro del suo corpo. Avrebbe fatto qualsiasi sciocchezza pur di attirare la sua attenzione, come un generale a fine carriera che rischia la vita per una stella da maresciallo. “Smoke” Bellew, soprannome azzeccato che Sara aveva intimamente assegnato al ragazzo odoroso di fumo, era quella stella, luce notturna nell’oscurità di un’esistenza solitaria. “Io vado”, disse “Smoke” Bellew al rozzo libraio ancora paonazzo per la sberla ricevuta. Uscì in strada, cercando con gli occhi quell’amabile picchiatrice che ogni giorno rendeva più lieta la lunga giornata di lavoro. “Eccola!”, gioì il suo cuore mentre le gambe lo conducevano a lei; afferrò la maglia di Sara e, una volta incontrato il suo sguardo, sfiorò quel pallido viso teso in un’espressione d’inaspettata meraviglia.