VinciRobin

Il concorso

A chi manderà il racconto breve (max 20 righe) contenente al suo interno tutti i titoli dei libri annunciati nella nostra newsletter, e che risulterà essere il preferito dalla redazione, invieremo una copia di ognuno dei suddetti libri (tutte le spese sono a nostro carico).

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Vincitori Ottobre 2004

 

Rosie Atzori

Martina uscì per ultima dal Gran Teatro. Non voleva far finire quella serata meravigliosa, voleva prolungare il suo sogno. Il taxi era già là che l’aspettava per riportarla in albergo, e domani mattina via di nuovo, in aereo: Sardegna, Cagliari, casa. Sprofondò nel comodo sedile del taxi, diede l’indirizzo all’autista, e aspirò il profumo intenso delle rose del gobbo. Sorrise di sé stessa per quella definizione che aveva attribuito alle tre rose gialle che Giò le aveva regalato quella sera. Il suo mito, il suo amatissimo Giò di Tonno, l’inarrivabile Quasimodo di “Notre Dame de Paris” secondo Cocciante. Era stato carino Giò, come sempre coi suoi fans, e si era concesso a foto, autografi e chiacchiere. Martina era riuscita a scambiare poche parole con lui, ma quando gli aveva detto di essere arrivata lì apposta dalla Sardegna, lui aveva sgranato gli occhioni azzurri e le aveva detto: “Ma allora meriti un saluto speciale” e sfilando tre rose dal mazzo che il suo fansclub gli aveva mandato in camerino, gliele aveva porte con un sorriso dolcissimo e l’aveva abbracciata come una vecchia amica. Cercò di rievocare il calore di quell’abbraccio: voleva farlo durare a lungo, perché a casa l’aspettava una dura prova. L’indomani stesso sarebbe andata dal professor Jezabel, il medico israeliano che l’aveva in cura. Era quello che lei considerava l’appuntamento fatale: domani avrebbe saputo il nome del suo male. Aveva qualcosa di strano alle vene, erano storie di alterazione circolare (come le aveva riferito in un sussurro il fratellino, che aveva origliato mentre il primario parlava ai genitori). Il caldo umido carico di iodio dell’estate cagliaritana poteva essere una combinazione mortale per lei. Così – in attesa della diagnosi definitiva – papà si era messo in aspettativa, e la famigliola si apprestava a trasferirsi in montagna per la stagione calda. Destinazione Bardonecchia,! Grazie all’inserzione su un settimanale specializzato in scambi di case, almeno avrebbero risparmiato un po’ di Euro. Prima della partenza, la zia Carla aveva voluto farle un regalo speciale: biglietto aereo, albergo, Notre Dame de Paris. Una parentesi meravigliosa piena di luci, colori, musica e nuovi amici. Si era immersa totalmente nell’aura magica di quello spettacolo, di quel teatro, e ora si sentiva piena di una nuova forza e di una smisurata speranza, guardava Roma sfilare solo per lei fuori dal finestrino sotto una luna piena strepitosa. Guardò i rari passanti, guardò le fontane, i palazzi … sembrava che quelle figure lunari danzassero per lei la danza della vita. E sorrise.

 

Cesare Bianco

Roma di notte

L’inserzione sul “Messaggero” era chiara. Fin troppo. “Se desideri un appuntamento fatale trovati a mezzanotte al Gianicolo, sotto il monumento di Garibaldi”. Firmato: Jezabel. Non ebbi dubbi. Era la mia occasione. Il nome della donna promettava un oceano di lussuria.
Giunsi al punto indicato un quarto d’ora prima, dopo aver percorso trafelato la salita da Trastevere. Non c’era ancora nessuno. Poi a mezzanotte, come in una visone di figure lunari, mi si parò innanzi una bellissima donna discinta, seduta su un trono. Attorno a lei esseri misteriosi che mutavano aspetto in continuazione, come storie di alterazione. Circolare era il loro movimento continuo. Le rose del gobbo che strisciava ai piedi della donna emanavano un odore pungente ed inebriante. Un’atmosfera misteriosa ed eccitante.
Cercai di avvicinarmi a lei, ma due esseri armati mi strinsero, come in una combinazione mortale. Udi uno sparo. Poi un altro ancora. Una sventagliata di mitragliatrice che non sembrava aver termine.
Balzai a sedere sul letto e spensi subito la sveglia. Mi vestii in fretta ed uscii a comprare il giornale, ma di quell’inserzione non c’era più traccia.