VinciRobin

Il concorso

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Vincitore newsletter del 2 agosto 2011

 

L’ultima canzone

Joshua rincasava. Era buio e pioveva. Anche quel giorno aveva cantato storie, stupito il pubblico al Caffè Impero della villa, dove si esibiva ultimamente, coi leoni di Damasco e le pantere di Algeri che l’attorniavano.
Aveva portato gli intellettuali in cucina e gli aveva narrato la storia d’un naso che si ribella e smette di catturare odori. Quella sera s’erano divertiti, a Villa Maltraversi.
Cantava in nome di Dio e per mano del diavolo, si diceva. Le sue erano storie d’armonia, di sangue anche. Usava un linguaggio unico. Da una lingua marginale aveva creato un idioma fatto di parole ondulate, di incantesimi che neanche il Mago di Oz avrebbe saputo tessere. Paul Is Dead? era una canzone che aveva cantato spesso, quando lavorava al 2012 Obama’s Burnout, un locale di provincia. Là, il blocco delle illusioni che aveva eretto nel pubblico era stato immenso e tutti l’avevano applaudito.
Ripensò ai suoi scritti, la raccolta Racconti di Provincia 2010 e il Manuale pratico del rivoluzionario italiano, perché prima di cantarle, scriveva e pubblicava le sue storie.
Uscito dalla città, si diresse verso il bosco, dove dicevano si nascondesse una setta satanica. Gli assassini di Cristo erano chiamati, e nessuno sapeva che volto avessero. Il cantastorie prese il sentiero e fu allora che vide le prime ombre. L’orologio segnava le 00:33, l’ora più oscura.
Spuntarono dal bosco come i funghi, sbronzi d’acqua, inzuppati fino alle ossa. Erano gli adepti della setta, troppi per incantarli con la voce. Doveva agire d’astuzia. Un passo troppo lungo e sarebbe morto.
Uno di loro avanzò e con il sangue d’un topo tracciò una linea sul terreno fangoso. Era il loro capo, quello chiamato Memo e la linea del sorcio era il confine che non doveva esser superato.
«Non uccidete Bob Raphaelson» disse, guardandolo con occhi duri.
Bobby, uno dei personaggi di cui cantava, il nome che si celava dietro la maschera di Unabomber. Non ebbe scelta e promise. Come il cane ricorda l’odore fiutato, così loro avrebbero ricordato il suo. Non avrebbe avuto scampo.
«Giura sulle pietre di Nur o sorella morte ti bacerà» gli imposero. Ed egli giurò.
Giunse veloce l’alba! E il cantastorie sentì che non avrebbe più cantato. Avvertì il vuoto dentro di lui… il vuoto di voce… Dei molti matrimoni avuti, nessuno gli tornò in mente in quell’istante fatale.
Nessuno fu più profondo di quello ch’ebbe con la sua voce.