VinciRobin

Il concorso

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Vincitore newsletter del 18 aprile 2014

 

A TRIP IN VIENNA

Troppo, troppo tardi, pensò, appena un flash di luce accecante come il colore della lavanda gli esplose davanti agli occhi. Provò a ricapitolare: nell’aula di un liceo da suicidio, durante quel seminario di otto giorni a Vienna dedicato alla vita e i tempi di J. S. Bach, aveva ascoltato la storia di Mario. E Mario, con quel suo modo di fare (sembrava avere la supponenza del diavolo, quel tipo), all’aba del terzo giorno, l’aveva convinto a fare una cosa più rischiosa di una roulette russa per Mary Lester: prendere quelle pasticche. Le particelle di Dio, le chiamava Mario. «Perché un cammello dovrebbe passare dalla cruna di un ago? Prendi queste e lo capirai» gli aveva detto. E lui – lui che agli occhi del mondo sembrava un bambino che aveva smesso il giorno prima di leggere le avventure di Pinocchio, o magari solo un giovane studioso imbranato perso in certe ricerche astruse (tipo: chi era l’autrice dell’Odissea?), quella sera – la notte di San Giovanni – l’aveva fatto: aveva ingoiato quelle pasticche. E subito, da dietro la casa dei notai, gli erano apparsi i fantasmi di Zarotti. «Mettiti in viaggio con Boccaccio!» gli urlavano i fantasmi. Ma Boccaccio non c’era. Trovò invece delle orme sulla sabbia e si mise così a seguire la volpe dei greti. Si sentiva strano: forse per colpa dello stomaco in subbuglio per la fame vecchia e fame nova, o per via del vago astio contro il codice della vita italiana. O forse era la sensazione di avere un grande avvenire dietro la (bassa) schiena: come se, tornato in patria, avesse potuto fare qualunque cosa: tradurre poesia, fumare le 100 ultime sigarette, o magari trasformarsi in un detective – un detective agli antipodi di Marlowe, però – e diventare celebre come Maigret e il caso Simenon, risolvendo il mistero della Pendula Venus. «Ah, cronaca nera mon amour!» gridava contento. La folla, lungo la strada, lo guardava stranita: lui, per via delle pasticche, vedeva solo gente di pianura, dèi della montagna. E ormai era arrivato a dire cose senza senso, tipo: «La Costituzione non è… la sorella dell’Imperatore!». Si buttò d’improvviso dal ponte che sovrastava le acque gelide del fiume – “il fiume della morte”, recitava il titolo del giornale del giorno dopo. Un testimone, durante il volo, lo sentì urlare: «Qualcuno ha rubato le mie ali!».