VinciRobin

Il concorso

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Vincitore newsletter del 13 maggio 2011

 

UN FAUST ESORDIENTE

Dopo un contratto d’amore incondizionato con la tribù che abitava La Grande Montagna Seduta, i suoi genitori lo avevano chiamato Aliquipiso, anche se lui avrebbe preferito diventare un moderno Mefistofele, piuttosto che un selvaggio che danza nella polvere per lanciare assedi tra le nuvole. La pioggia non era che uno dei tanti pazienti smarriti in cura alla meteorologia e, in quei giorni afosi, far piovere era come rubare un missile Cruise e vivere felici: impossibile.
E poi lui era nato in riva al Tevere, e non al lago Oneida. Viveva una Roma matematica, farcita di precari e immigrati: le vite parallele alla decadenza della città, allineate in perfetti giorni qualunque, tutte una nota oltre la notte. Ma lui no, non si sarebbe arreso!
Amava definirsi come una rossa rosa bianca cresciuta all’ombra del Torrazzo, nel grigio infernale di Ponte Galeria. Da quel grigio, lui, sarebbe uscito… scrittore!
Aveva cominciato con un concorso locale di microletteratura noir, il più titolato.
In passato aveva inviato tre racconti: Dorothy; Una cameriera; Il ragazzo venuto da fuori.
Ma i titoli erano banali e i racconti troppo brevi. “I racconti della durata di un cappuccino” aveva ironizzato la sua ragazza, prima di lasciarlo. Come l’aveva odiata…
Avrebbe stipulato un patto con Satana per concedersi alla misericordia di vendetta.
Così aveva tentato con il pulp-noir Fattacci brutti a via del Boschetto, con il giallo-noir Il mistero del cimitero vicino alla ferrovia e persino con il porno-noir Cherchez la femme.
Niente. Mai nemmeno un riconoscimento.
Lo salvò il venditore di reliquie.
Arrivò durante il mese più crudele, quello della comunicazione dei risultati. Aspettava l’arrivo del postino mangiandosi le unghie fino alla carne. Lo riconobbe già sulla porta. Alto, allampanato, una barbetta appuntita, la palandrana nera…
«Lei è religioso?» esordì.
«Certo che no! Per l’amor di Dio!» esclamò Aliquipiso, con in testa un’idea ben chiara.
«Non pronunci quel nome!»
«Ah, ma allora lei è…»
Il venditore di reliquie annuì gravemente.
«Lo sapevo che eri sulle mie tracce!» esultò Aliquipiso, stringendo i pugni. «E dimmi, ti prego… cioè, ti venero, ma… puoi farmi vincere il Roma Noir 2010?»
L’uomo rimase perplesso per alcuni istanti, scosse i lunghi capelli neri e poi si illuminò: «Quanto sei disposto a pagare?»
Aliquipiso cavò dal portafoglio un mazzo di banconote: «Questo! Ma vincerò anche la prossima edizione?»
«Certo,» rispose l’altro, arraffando il denaro «Del prossimo e mille anni ancora…»