VinciRobin

Il concorso

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Vincitore newsletter 06/08

 

“Non sono stato io, non ho mai sparato in vita mia” urlò nel sonno José, alzandosi a sedere sul letto. Fu tutto, non accadde altro, quella notte.
Soltanto che il giorno dopo lo sapeva già tutto il villaggio. Nella giungla, perlomeno, gli animali sembravano scampati ai pettegolezzi.
Normalmente sarebbe stato solo un incubo, non ci sarebbe stato bisogno di tutto quel gran parlarne. Invece c’era stato il delitto, e il commissario, innamorato della propria immaginazione, credeva di avere già capito tutto.
Ognuno temeva di essere tra i sospettati, di essere annoverato in quel ristretto cerchio. Invisibile non si poteva diventare, e così anche il meno sospettabile sentiva gli occhi del poliziotto su di sé.
Per tutti gli altri quella morte restava oscura. Chiunque, interpellato sull’argomento, sorvolava sull’enigma. Di Elli si erano perse le tracce, poi qualcuno, nella fattispecie Gazpacho, l’aveva ritrovata. Morta. Ecco tutto.
Vicino all’albero, adesso, restava solo un bouquet. Per una povera diavola che viene trovata morta, quando fa quel mestiere là, cosa ci si dovrebbe aspettare? Intorbidiva il mistero quella circostanza un po’ pruriginosa che le avessero sparato alle tette. E pistole, sul luogo del delitto, non se ne erano trovate, manco a dirlo. Quando era arrivato il primo curioso, dalla sua faccia illividita si intuiva che, sebbene i suoi occhi guardassero quello spicchio di bosco sfavillante di piante e colori in quella giornata torrida sovrailluminata da un sole abbacinante, in effetti non stava vedendo nulla se non il corpo. Era come se d’un tratto quel
cadavere nudo gli avesse occupato tutta l’anima stanca. Di Gabriele Orthumàs non si parlava da tanto di quel tempo che i giovani la consideravano una notizia pronta per entrare nei libri di storia. Ma i vecchi ricordavano benissimo. C’era stato quell’altro morto, e di sicuro non era stato un caso. Al veleno per l’ispettore Bolchi qualcuno aveva pensato fin nei dettagli, altro che funghi incautamente mangiati. E adesso era come se quella morte ritornasse con fragore, come un tuono. “In cerca di pioggia c’è sempre tempo di andare” disse il commissario con aria beffarda. Era proprio lui, quello che l’altra volta aveva districato con facilità un mistero che sembrava irrisolvibile.
“E anche adesso che c’è tutto questo sole i miei reumatismi mi annunciano che le cateratte del cielo stanno per aprirsi. Sul colpevole. Tornerò con il suo nome.”
Salì sulla jeep, diretto all’aeroporto. Mancava solo un’ora al check-in del suo volo. Faceva sempre così, per pensare andava in un posto dove, diceva, piove sempre. E la pioggia ha mille piccole voci, le devi ascoltare tutte attentamente, diceva, perché una sola è quella che ti dice la verità. Ma te la dice sempre.
Quando l’aereo decollò, tutti gli abitanti del villaggio avevano il naso per aria, ma uno, soltanto uno, sperava che dovunque stesse andando, il commissario potesse trovare solo e soltanto torride giornate di sole.