VinciRobin

Il concorso

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Vincitore newsletter 03/08

 

Stringeva il biglietto aereo nella mano ossuta, quasi fosse una spugna da strizzare. La sua analisi finale coincideva con quanto aveva supposto per tanti anni. Quasi settantenne, solo, il professor Alceo si apprestava a volare verso il Mustang, un regno tibetano proibito che per lui non aveva più segreti, almeno sulla carta. Ai tempi dell’università in Sardegna la voce del maestrale, il vento del Nord-Ovest che sfogliava inesorabile le pagine dei suoi libri quando andava sui bastioni del Castello di Cagliari, gli indicava già la via: Venezia, la porta per l’Oriente. Ma Alceo allora non poteva capirlo. La pergamena affidatagli dalla sorte quarantacinque anni prima era stata finalmente interpretata. In Tibet il popolo degli abissi aveva trovato rifugio dopo il biblico diluvio, fondando una civiltà misteriosa legata al culto del dio Sole, Helios. Le congiure parallele e disgraziate della storia avevano fatto sì che quella leggenda fosse stata tramandata oralmente, poi scritta in un libro e quindi dimenticata. Era capitato tutto fortuitamente, per una mera casualità l’allora giovane studente di archeologia s’era imbattuto in quello che in seguito avrebbe definito Apocrifo del Libro Tibetano dei Morti. In questa versione del testo le preghiere che accompagnavano l’anima del defunto dovevano leggersi presso il fiume della morte, dove sarebbe giunto un traghettatore a raccogliere le spoglie mortali. Il pensiero di trovare un Acheronte in Tibet era folle, e Alceo allora non poteva sapere che la sua stessa vita sarebbe stata interamente dedicata alla ricerca di una traccia ellenica nell’Himalaya. L’amore nonostante tutto, l’abnegazione di sé e la pura passione per quelle lettere misteriose, l’avevano condotto dapprima alla traduzione, infine all’interpretazione e alla ricerca del sito dove teoricamente avrebbe ritrovato il fiume e la Tomba di Helios, silenziosa testimone dell’incontro di due grandi civiltà. A quasi settant’anni, Alceo non era mai salito su un aereo.