VinciRobin

Il concorso

A chi manderà il racconto breve (max 20 righe) contenente al suo interno tutti i titoli dei libri annunciati nella nostra newsletter, e che risulterà essere il preferito dalla redazione, invieremo una copia di ognuno dei suddetti libri (tutte le spese sono a nostro carico).

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Vincitore Dicembre 2005

 

Davide Pappalardo

Ispirazione

Fuori la neve scendeva copiosa. La calma placida del bianco luccichio faceva germogliare in me aspettative di una vita diversa. Sentivo il rumore continuo di quelle piccole gocce condensate che si scioglievano sull’asfalto, Kon-tiki, Kon-tiki, Kon-tiki. Da quella quiete limpida e cristallina sembravano far capolino nuove idee. Speravo che quei fiocchi, minuscoli, quasi trasparenti fossero la genesi di un caldo interiore, foriero di nuove esperienze e capace di creare quell’Effetto domino che rincorrevo da tempo e che mi auguravo travolgesse la mia inutile esistenza.

Accesi il braciere. Un vecchio arnese color rame trovato in soffitta, simile a quello vicino al quale stavo seduto da piccolo mentre mia nonna, sferruzzando, narrava racconti che già sapevano di un’umanità estinta. Il tepore e il tenue profumo di mandarino mi fecero assopire. Mi sentivo straniero in quel paese lontano, ma forse erano solo le Impressioni italiane di un italiano solo, straniero a sé stesso, un Uomo in fallo, che sta per sprofondare fra gli ultimi, in bilico nel baratro che inesorabilmente porta tra Il popolo degli abissi. Da fuori mi giungeva adesso nitida la voce del vento. Sembrava che volesse dirmi qualcosa, convincermi. Non ero mai riuscito a tirare fuori le mie emozioni, le mie storie, le mie sensazioni. Un’insicurezza di fondo aveva sempre permeato la mia vita. La timidezza e la paura di nuove sconfitte mi ancoravano ad un’esistenza priva di significato. Fuori la neve e il vento sembravano invece implorarmi. Era la mia ultima occasione per fare quello che avevo sempre sognato ma che avevo sempre bloccato. Così fermo, deciso e quasi in estasi, capiiì che quell’attimo, quel volgere di un secondo che ti prende e ti cattura in un labirinto di idee e di intrecci, quel turbinio di emozioni, era l’ispirazione che aspettavo. Ecce deus dissi e così afferrai carta e penna e cominciai a scrivere questa Fabula candida.