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Fabio Baldassarri L’albero del pepe rosa
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“Ti ricordi quando ci chiamavano angeli del fango? Avevamo capito che per recuperare le bellezze di Firenze occorreva pulire, scrostare, rimuovere, restaurare. Questo dobbiamo fare, se vogliamo riportare alla luce la bellezza che resta dentro di noi.”
L’albero del pepe rosa racconta gli anni della contestazione successivi alla ricostruzione post-bellica, ossia gli anni Sessanta e Settanta, arrivando a sfiorare la guerra che esplose tra Iraq e Iran negli anni Ottanta. Su questo sfondo si innestano e si intrecciano le vicende di Diego, Marinella e Anna: vicende particolarmente significative per delineare sentimenti e modi di vivere tipici dell’epoca. Attraverso la storia di Marinella, la protagonista principale – bella, intelligente, ma fragile ed esposta agli avvenimenti – l’autore racconta capitoli importanti del recente passato inducendo a una riflessione sul presente.
Fabio Baldassarri
“Baldassarri fraziona il romanzo in tre parti, sviluppate ciascuna in sette capitoli, secondo un condizionamento dantesco che spiega bene nel backstage. Scelta particolare, insolita nell’ambito letterario, il ‘dietro le quinte’ de L’albero del pepe rosa non è solo un’occasione di chiarimento che lo scrittore si prende nei confronti dei lettori, ma una porzione integrante l’opera.”
Francesca Lenzi – Il Tirreno Extra
La storia scorre, invoglia a continuare, a conoscere meglio i personaggi. L’incrocio fra fantasia e realtà mi ha convinto: funziona. L’alluvione di Firenze in poche immagini restituisce sensazioni vivide del disastro.
Mi piace l’incompiutezza delle vite di Diego e Marinella, l’ho vista come una fuga dall’ingombrante vissuto, da episodi vicini capaci di sconvolgere, o lontani e impossibili da comprendere.
Enzo Gianmaria Napolillo · 11 ottobre 10
L’intreccio fra Storia e storie è narrato da Baldassarri con estrema leggerezza (in senso positivo, calviniano): il racconto è come una panoramica che accarezza spazio e tempo sorvolando su dettagli e spiegazioni. Il lessico molto accurato e le descrizioni precise accentuano il distacco del narratore e consentono al lettore di assumere la sua stessa prospettiva, aerea, distante, mentre osserva i quattro protagonisti sedersi all’ombra dell’albero del pepe rosa.
Carlotta Susca · 11 ottobre 10
Ho terminato di leggere “L’albero del pepe rosa” e mi è dispiaciuto che sia finito. Questo per dire che ho molto apprezzato la scrittura vivace, l’emozione data dai personaggi, la storia e i fatti intorno alla quale girano. Trovo anche che è molto simpatico il backstage, ottima idea.
Come editor dico sempre che il miglior consiglio è quello di non seguirne nessuno. Mi permetto solo di sperare che l’autore continui a seguire la sua”pancia”, ma provi anche a cimentarsi con una storia di più ampio respiro, quella che agli editori piace per biechi e ovvii motivi di vendita, ma che anche agli autori non dispiace per nulla.
Carlo A. Martigli · 16 ottobre 10
Ho letto il tuo libro: bello e forte! I miei più vivi complimenti. Spero di poterne parlare con te quando verrò a Piombino. Intanto ti auguro un felice Natale e un anno nuovo ricco di avventure. Un abbraccio, Silvia Avallone.
silvia avallone · 24 dicembre 10
Sono veramente contenta che “L’albero del pepe rosa” abbia iniziato un percorso positivo, gli auguro un nuovo anno pieno di successi. A te, invece , auguro che ti avvii ad una nuova fatica (e me lo auguro anche per me, visto che la tua lettura spinge sempre a riflessioni non banali). Buon Natale con affetto.
laura bandini · 24 dicembre 10
In queste pagine c’è un pezzo di Toscana, geograficamente definito e culturalmente stratificato, ma c’è anche il segno di una fine dei confini sia geografici che culturali. Niente fronzoli, niente infingimenti, niente storie se non quelle necessarie per raccontare la Storia di un pezzo di mondo visto dalla Toscana. E scoprire, alla fine, che il mondo si è rimpicciolito e continuare a sognare è sempre più difficile.
andrea lazzeri · 4 gennaio 11
Quello di Baldassarri potrebbe essere il romanzo da far leggere agli adolescenti, breve e quindi agile, ma non per questo poco impegnativo, in una parola denso. L’obiettivo di questa promozione tra le pareti scolastiche non sarebbe però quello di rimproverare la particolare attenzione al virtuale, perché diciamolo: sono comunque figli della loro epoca e probabilmente la contraddizione tra reale e virtuale è un problema dei “vecchi, o dei nati vecchi” per rubare le parole di Baldassarri. Con questo romanzo i ragazzi potrebbero accorgersi che un altro modo di vivere è esistito, e neanche così lontano dopotutto, dato che appartiene per molti di loro ai nonni o ai loro genitori in qualche caso. “L’albero del pepe rosa” potrebbe essere un invito per i giovani, che stanno per fare delle scelte importanti, o per quelli più adulti, che le hanno già fatte, a riflettere sulla differenza tra il credere nella politica oggi e com’era crederci nel passato.
Giovanni Niccolazzi (Recensione Libri 15 giugno 2011) · 25 ottobre 11