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Pasquale Guerra Giunse veloce l’alba!
Il racconto di Adriana |
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A Ventotene, una delle perle del Tirreno, si incrociano i destini di alcuni protagonisti della storia. Lì si infrangono e si ricostruiscono legami, affetti, amicizie.
È il banco di prova di una donna, Adriana, stretta tra ricordi, tensioni, rimorsi, occasioni mancate.
La vicenda ha come sfondo la Puglia, sua terra d’origine, il Piemonte e in particolare Roma, città d’adozione e luogo di tanta parte del racconto.
Pasquale Guerra
Mi è capitato di trovare in libreria questo grazioso racconto… L’ho letto tutto d’un fiato, causa incipiente influenza con febbre alta etc etc…
Ma l’ambientazione che mi riporta a Ventotene, un posto delle mie vacanze, e il gioco è fatto.
Non è di questo, però, che voglio parlare. Leggendo il lungo racconto (una voce che racconta, come nelle sere d’inverno accanto al camino, che suggestioni!), ritrovavo echi di un lontano libro, il romanzo di Maria Teresa Di Lascia, Passaggio in ombra, premio Strega di un po’ di anni fa. Anche lì una donna, la famiglia (matriarcale, forse), quelle donne madri nonne che si impongono con la loro forte personalità, che non soccombono mai.
Storie che fanno pensare ed è bene che sia così.
paola · 29 gennaio 11
ciao ho letto il libro e mi sono commossa; ha evocato in me il ricordo di fotografie in bianco e nero, di un passato fatto di speranze, timori, scelte.
bellissimo. Complimenti all’autore, seppur un uomo in gradi di saper scrivere della sensibilità di una donna.
sarpas · 15 marzo 11
Attraverso il racconto di una donna che rilegge la sua vita, questo avvincente romanzo dà un’immagine vivida, tenera e appassionata di questa nostra Italia di fine ‘900.
Tante persone, gente comune come pure personaggi conosciuti del mondo dello spettacolo e della cultura, nel passaggio della loro esistenza intrecciano percorsi e lasciano impronte.
La storia si snoda in varie località, ben delineate nei loro tratti con poche e decisive spennellate, senza indugiare in inutitili descrizioni;
tra queste un’isola, Ventotene, dove si aprono e si chiudono storie e incontri…
Il libro è scritto veramente bene, usa un linguaggio pulito, sobrio, ma comunque appassionato, ha il potere di coinvolgerti mentre lo leggi…di donarti emozioni. Più o meno ricalca gli anni della mia vita…Inevitabilmente ci scopro qualcosa di me, del mio vissuto, che trapela da quelle righe, rievocando immagini e situazioni.
Non meno affasciante della storia è la personalità dell’autore che emerge dal racconto: come in un mosaico di storie che insieme tracciano un volto, un sentire, un modo di percepire la vita…
in sottofondo il rumore del mare, la sabbia fina e calda sotto i piedi, i colori dei paesaggi, il profumo della natura e del buon caffé...della buona gastronomia italiana…
Robi
Roberta · 24 marzo 11
E’ un romanzo ricco e ben scritto, che si snoda tramite il racconto di una donna e attraversa l’Italia della seconda metà del ‘900, toccando varie città, dal sud al nord.
Mi piace lo stile letterario che Guerra adopera, una capacità narrativa di grande effetto, moderna, asciutta, elegante e nello stesso tempo coinvolgente, che non annoia mai, riuscendo a descrivere situazioni, colori e sapori, con pochi ma decisivi tratti.
Interessante questa narrazione al femminile…
Valentina · 24 marzo 11
Interessante ricredersi in un uomo dalla sensibilità inaudita. Il racconto parla chiaro, detta di un vissuto troppo sincero, troppo ingenuo di una donna la quale non nasconde nulla di sé, nulla delle sue paure e della sua mancanza di coraggio. La spontaneità lascia alquanto desiderare, raccontarsi scrivendo è un’arma contro se stessi a fin di bene: nero su bianco, tracce di passato e presente racchiuse in 154 pagine di pentimenti, di attimi vissuti, di verità. La forza stanca di una donna evince il rimpianto e la svolta nello stesso tempo, l’indecisione in bilico tra avanti e indietro, tra passato e futuro. Una parola quest’ultima forse troppo temuta per essere citata esplicitamente, lasciata così vacillare in pagine vuote che costituiscono quello che comunemente è definito “finale aperto”. Che si lasci dunque interpretare il messaggio. Un libro toccante come tanti, sensibile come pochi.
Giulia · 15 maggio 11